“But while I may be the first woman in this office, I will not be the last.” Con queste parole la vice-presidente Kamala Harris nel novembre 2020 si presentava agli USA e al mondo intero come il punto di arrivo e di ripartenza di un processo storico inarrestabile. Un protagonismo femminile che si impegna ad attraversare ogni ambito della società e ridiscutere tutto quello che sembrava determinato da una grigia e secolare inerzia.

In tutto questo, possiamo provare a porci una domanda: al di là di singoli eventi, ci sono avvisaglie di un radicale ripensamento del ruolo del femminile anche in espressioni di cultura popolare come il cinema? Siamo di fronte a delle rivendicazioni puntuali o a processi che si innestano anche nel sentire comune?

Già a inizio millennio Quentin Tarantino con il distico di Kill Bill contribuiva con il
personaggio della Sposa a rimescolare le carte della narrazione del femminile: una strepitosa Uma Thurman destabilizzava l’intera narrazione del genere, spingendosi oltre i pur fondamentali precursori del riscatto femminile. Più radicale della Catwoman di Michelle Pfeiffer, più determinata di Thelma e Louise, la Sposa è il ribaltamento totale dei topos narrativi. La “fanciulla” all’inizio in pericolo si fa strada in un mondo violento appropriandosi di attributi maschili e riciclandoli in una sua forza peculiare. Da premio per l’eroe si trasforma in protagonista assoluta.

Una forza simile anima, in Bastardi senza gloria del solito Tarantino, il personaggio di Shoshanna Dreyfus, unica sopravvissuta di un massacro nazista: anche lei, come la Sposa, ha una vendetta da compiere, ma con un percorso molto più articolato e ampio. Al di là dei mezzi, molto sottili e astuti, con cui porta a termine il suo piano, differente è soprattutto l’esito delle sue azioni: non un semplice restituire un torto subito, ma il cambiare il corso stesso della Storia, una riscrittura della sequenza degli eventi per come li conosciamo.
Seppur co-autrice di un attentato per eliminare il Terzo Reich, il suo contributo risulta fondamentale. Anche il luogo in cui compie la sua vendetta non è casuale: un cinema, uno spazio per poter ridiscutere tutto quanto può sembrarci immutabile, sia esso la fine della seconda guerra mondiale o il ruolo del genere femminile.

Proprio al cinema a vedere Bastardi senza gloria, come a voler mettere subito in chiaro la posta in gioco, la Betty McLeish di Helen Mirren porta il personaggio di Ian McKellen ne L’inganno perfetto di Bill Condon.
In un film meno importante rispetto ai precedenti, ritroviamo la capacità e determinazione del genere femminile nello sconvolgere il corso degli eventi. Betty rivelerà di avere come Shoshanna un passato da riscattare, ma, anziché voler cambiare il flusso della Storia, da buona docente universitaria della materia, la sua missione è quella di dare un senso diverso al suo vissuto.
Proprio in virtù di questa sua aderenza al reale riscatta una storia millenaria: ribalta la dinamica consolidata fra generi, dal maschio predatore che bracca la vittima inerme, alla predatrice che annienta il persecutore di una vita, o più vite a seconda dei punti di vista.

In linea con questa sistematica messa in discussione dei ruoli persino un film come Cena con delitto di Rian Johnson ha qualcosa da dirci: seppur il ruolo principale di detective rimanga appannaggio di Daniel Craig, ad essere la vera protagonista della storia è la fragile infermiera interpretata da Ana de Armas. Una donna fino in fondo, in grado di saper volgere le sue fragilità in punti di forza, e destinata, da immigrata, a succedere, per sua espressa volontà, al patriarca Plummer. Il giallo si conclude infatti con la successione di un matriarcato a un patriarcato.
In questo mistery movie che termina con la rivoluzione del sogno americano non è poi tanto difficile vedere una tensione del nostro tempo. Con un bianco arrogante scalzato grazie all’impegno di chi ha la solidità del presente (Craig) unito a chi ha il fascino del futuro (de Armas) e a cui si dovrà presto lasciare la scena?

Sì: la strada, anche in contesti pop come il cinema, risulta segnata. Sta a noi nel vissuto di tutti giorni percorrerla e portarla avanti: “While I may be the first woman in this role, I won’t be the last.”

Damiano Chirico